Bosa presenta il singolo “Una lacrima al giorno”
Il dialogo allo specchio che trasforma il dolore in libertà
Il
3 aprile 2026 segna l’ingresso ufficiale nelle rotazioni radiofoniche di “
Una lacrima al giorno”, il singolo d’esordio di
Bosa. Scritto in un pomeriggio qualunque davanti a uno specchio, il brano rappresenta il momento esatto in cui la fuga da sé stessi si interrompe per lasciare spazio all’ascolto. Il singolo, nato dopo un periodo di smarrimento interiore, celebra la "lenta elaborazione emotiva" necessaria per ricomporre i pezzi di un’identità frammentata.Il testo si sviluppa come un confronto serrato con il proprio riflesso, dove la rabbia per una condizione non più accettabile si fonde con una tenerezza inaspettata verso la propria fragilità.
“Una lacrima al giorno non è una caduta, ma un processo”, spiega l’artista. È il racconto di quel confine sottile dove la solitudine smette di essere una minaccia e diventa lo spazio della scoperta.
Il brano si muove nei territori del
pop-rock d’autore italiano con sfumature
indie-alternative. L’ossatura del pezzo è affidata a un arpeggio di pianoforte che guida l’ascoltatore attraverso strofe intime e scarne, dove la voce di Bosa resta l’assoluta protagonista. La produzione, curata per sottrazione, evita ogni eccesso: la sezione ritmica entra in modo progressivo e le chitarre elettriche lavorano su atmosfere pulite e riverberate, creando una densità sonora che accompagna il testo senza mai sovrastarlo.
Dietro lo pseudonimo di
Bosa si cela
Salvatore Carotenuto. Nato a Torre del Greco (Napoli), e romano d'adozione, Salvatore porta con sé una dualità affascinante: da un lato la razionalità rigorosa della sua laurea in
Ingegneria Biomedica, dall'altro la sensibilità ereditata dal nonno, con cui fin da bambino cantava i classici della tradizione napoletana.
Il suo progetto artistico, che culminerà nell'album “
A metà strada”, vive proprio di questa tensione costante tra chi misura il mondo e chi lo sogna. Dopo i primi passi come indipendente nel 2024 con i singoli “
Me lo insegnasti tu” e “
Infinitesimo respirare”, Bosa definisce con questo nuovo lavoro una condizione esistenziale: stare sospesi tra due mondi senza appartenere completamente a nessuno dei due. Per Bosa, la musica è il punto in cui tutto si ricompone: lo spazio in cui un’inquietudine costante trova forma, ciò che manca smette di pesare e una tensione continua si trasforma in equilibrio. È lì che l’affanno si dissolve e lascia spazio a un respiro più consapevole, aprendo a una nuova possibilità di libertà.
Cristiano Romanelli