Sull’onda degli ottimi consensi di pubblico e media ottenuti con il brano e video “Magia”, Eugenio Picchiani inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico: a partire dal 23 ottobre sarà in radio e negli stores l’atteso album “Introspezioni” con il singolo di lancio “Il tempo”.
Un brano pop elettronico, che identifica lo stile degli arrangiamenti e la linea artistica del nuovo lavoro rispetto ai precedenti, per lo più acustici.
Con “Il tempo” Eugenio Picchiani propone una visione nuova, quasi sperimentale, che apre nuovi orizzonti alla creatività; il brano era pensato inizialmente con un orientamento acustico; tuttavia, quasi subito è apparsa l’esigenza di un cambiamento, realizzatosi concretamente grazie all’apporto prezioso di un musicista poliedrico, con il quale aveva già avuto occasione di collaborare, Emiliano Torquati, tant’è che “Il tempo” è diventato un vero e proprio apripista del cambiamento artistico, anticipando tutta la serie di arrangiamenti (curati dallo stesso Torquati) che caratterizzano “Introspezioni”, non tralasciando mai le chitarre di Sergio Lepidio.
Il brano descrive l’inquietudine che può generare la sfida con il tempo, che non risulta così plastico e manipolabile, ma a volte è spietato e diventa il nostro primo avversario. Noi siamo la prima risorsa che ne scandisce il valore, anche nell’infinito gancio dell’universo dove possiamo rifugiarci per proteggere la nostra vera essenza. Il tempo non scorre mai in modo lineare: viene contratto, dilatato, invertito o fermato nella volontà di un momento, per sincronizzarsi con il ritmo dell’universo.
Il videoclip ne interpreta egregiamente il concept, grazie alla direzione di Christian Antonilli, regista attento e sensibile con cui l’artista torna a collaborare dopo “Il circo” (2024). L’opera visiva gioca, infatti, sulle dilatazioni temporali e sulle umane inquietudini, trasformando il concetto di tempo nel vero soggetto visivo e modulando visivamente l’impatto emozionale e psicologico del brano.
“Girare con Christian è stata, come sempre, un’esperienza creativa, stimolante ed emozionante.
Interpretare note in immagini amplifica il messaggio, soprattutto quando sei diretto da un regista che filtra la tua sensibilità musicale attraverso una sua precisa e riconoscibile identità filmica: una firma, una garanzia artistica!”
“La cosa più bella di questo videoclip è stata vedere un’idea cambiare continuamente fino a diventare qualcosa di diverso da quello che avevamo immaginato all’inizio. Farlo con Eugenio è stato particolarmente stimolante perché è un artista che mi ispira e che mi spinge a cercare sempre qualcosa di nuovo. Alla fine, abbiamo raccontato “Il tempo”; come qualcosa da cui cerchiamo di scappare, ma con cui prima o poi dobbiamo fare i conti”, sottolinea lo stesso Antonilli.
Un lavoro che rappresenta un ulteriore tassello di una carriera costruita in oltre tre decenni tra musica, teatro e televisione e in cui la componente visiva ha assunto, negli anni, un ruolo sempre più centrale. Picchiani continua a distinguersi per una produzione in cui ogni progetto nasce dall’esigenza profonda di raccontare esperienze, emozioni e riflessioni attraverso linguaggi differenti, ma complementari.
Il nuovo album si presenta come un lavoro di rottura rispetto alle produzioni precedenti. “Introspezioni” è un viaggio musicale composto da 11 brani: “Magia”, “Libero sia”, “Il tempo”, “Confessione”, “La sera”, “In alto”, “Se ritorni”, “Ultimo caffè”, “Mio re”, “Solo per amore”, “Balneare” e una reinterpretazione intima di “Fragile” (brano del 2005 proposto da Mina, scritto da G. C. Parlato, L. Abbate e T. Borghi).
L’artista spazia da arrangiamenti che sottolineano il mood del testo e l’anima del brano per mezzo di sonorità Elettro Pop (“Magia”, “Il Tempo”, “Libero sia”, “Se ritorni”), a dinamiche più morbide in canzoni quali “Solo per amore”, “Mio re”, “Confessione” o “Ultimo caffè” dedicato ad una carissima Amica e a tutte le persone amate che ci hanno lasciato…
Tanti i sentimenti e le emozioni espresse in questo ultimo lavoro di Eugenio Picchiani, da uno stato assorto e riflessivo all’esplosione gioiosa di brani come “Balneare”.
Le nuove direzioni sonore, curate negli arrangiamenti da Emiliano Torquati, con marcate influenze elettro-pop, arricchite dalle chitarre magistrali di Sergio Lepidio, completano e arricchiscono un progetto caratterizzato da una ricerca espressiva costantemente in evoluzione, orientata a un dialogo musicale autentico, libero da condizionamenti di mercato e guidato esclusivamente dal sentire dell’artista. Un album che, secondo Torquati stesso, è “un ponte tra due mondi. È pop nella forma, ma sotto la superficie vive di un sound design stratificato, dove l'elettronica non è decorazione ma materia viva: tessiture calde e ruvide, sintesi che respira, glitch misurati, riverberi profondi, bassi che pulsano e pad che avvolgono. E poi il legno, le corde, la pelle: chitarre, pianoforti, archi e percussioni acustiche che dialogano con le macchine senza mai soccombere. Il risultato è un connubio organico tra acustico ed elettronico, sperimentale quanto basta per non essere prevedibile, accessibile quanto serve per restare canzone. Un album che suona moderno e insieme senza tempo — come solo certi dischi sanno essere quando le mani che li hanno costruiti si conoscono da una vita”.
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