“Chi sono io?”
Dentro questo brano vive una domanda che non lascia scampo: chi sono io, come uomo, come cristiano?
Sono Pietro e sono Tommaso.
Sono Giuda, sono Marta, sono l’adultera.
Sono Maria Maddalena, sono il Cireneo.
Sono Giovanni, sono Maria, sono Giuseppe.
Sono tutte queste facce.
E tutte queste facce sono io.
A volte mi riconosco nei più fragili, nei più lontani, nei più contraddittori.
Forse non sarò mai come Giovanni, forse non sarò mai come la Maddalena.
Eppure c’è qualcosa che non cambia, in ogni volto: lo sguardo di Cristo.
È lo stesso sguardo con cui guarda ciascuno: la Maddalena, l’adultera, persino Giuda.
Ed è lo stesso sguardo con cui sono guardato io.
È proprio da queste domande e riflessioni che nasce il canto "Tu sei l'Agnello" degli Heóraka: da un’esigenza vera di dare voce a questa consapevolezza, a questo sentirsi guardati così, fino in fondo.
Non è un brano che vuole restare neutrale o sullo sfondo. Al contrario, sceglie di esporsi, di dire chiaramente dove sta il suo centro.
“Tu sei l’Agnello (il canto degli amati)” riporta tutto all’essenziale, a quel punto di origine dove non si può più restare in equilibrio tra due posizioni. O riconosci, o resti fuori.
E allora questo canto diventa qualcosa di molto semplice e molto vero: è per chi si sente guardato, per chi si accorge di essere amato, e per chi - pur dentro tutte le proprie contraddizioni - riesce ancora a dire: Tu sei l'Agnello.
Heóraka, dal Vangelo di Giovanni (cap. 20, 18) è il verbo usato da Maria Maddalena per annunciare il suo “ho visto il Signore!”.
Sottolinea il suo aver accolto la possibilità di vedere oltre il sepolcro vuoto, significa vedere in profondità, oltre il mistero. Solo allora diventa possibile portare la testimonianza, rendere al prossimo il dono ricevuto. Con questo spirito di “restituzione”, nel 2013, nascono gli Heóraka.
“Chiamati per nome” dai Frati francescani di Roncajette (Padova) per accompagnare le serate introduttive del percorso delle Dieci Parole, cominciano a capire che la musica può essere un canale per raggiungere il cuore delle persone e raccontargli di un Dio misericordioso attraverso la loro testimonianza. Nel tempo, visti i vari avvicendamenti tra i musicisti, si è scelto di chiamarlo “collettivo” e non “gruppo”, per dare forza allo stile di apertura che lo caratterizza, dove ognuno è importante e collabora ad un obiettivo comune secondo le proprie possibilità e disponibilità, con senso di appartenenza ma non di possesso; nulla è nostro ma tutto è Suo. I testi e le musiche sono influenzati dall’esperienza personale, sia musicale che di vita: ognuno porta il proprio contributo. Al centro ci sono la lode, il ringraziamento, la preghiera: tutto il resto è musica!
Questo brano è in gestione esclusiva di SIAE/SCF.
Letizia Kasala